Bimbo nato morto, quattro medici a giudizio per omicidio colposo

Redazione
Da Redazione giugno 22, 2018 12:37

Bimbo nato morto, quattro medici a giudizio per omicidio colposo

Quattro medici a giudizio per omicidio colposo: sono accusati della morte di un feto, la piccola Carmen, uscita dal pancione della madre senza vita. E’ questa la decisione del gup Gustavo Danise, che ha rinviato a giudizio quattro medici dell’Umberto I di Nocera Inferiore. I fatti risalgono allo scorso 3 maggio 2014, quando all’ospedale Umberto I giunse una giovane mamma di Pagani, C.R. Era già oltre i 9 mesi di gravidanza, pronta a partorire. Dopo una prima visita effettuata con un medico ginecologo, la donna fu rassicurata sulle sue condizioni. La stessa si consultò anche con il medico di base al cellulare. I dolori che però avvertiva all’inizio, dopo essere giunta in ospedale, si fecero più forti, tanto da costringerla ad un ritorno in reparto per il ricovero. I primi tracciati registrarono un battito debole nel feto, ma il taglio cesareo che pure fu effettuato d’urgenza non salvò la piccola Carmen, che morì pochi secondi dopo essere venuta al mondo. La conseguente denuncia dei familiari aveva di fatto avviato l’indagine, con le posizioni di quattro medici attenzionate per il reato di omicidio colposo. 

Secondo l’autopsia del medico legale Giovanni Zotti, il feto morì per un «infarto acuto della placenta». Un evento giudicato «prevedibile ma non prevenibile». La difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Bonaduce e Monica Abagnara, si oppose e contestò l’errore nella diagnosi, perché generata da una cartella clinica “incompleta”. In quest’ultima infatti, sarebbero mancati 2 dei 4 tracciati cardiotocografici effettuati nel periodo del ricovero. Con le nuove indagini, la procura stabilì che «Pur essendo vero che due dei quattro tracciati non risultano in cartella clinica, bisogna osservare che il primo era regolare, il secondo non registrava battiti cardiaci fetali e gli altri due non rilevavano battiti cardiaci fetali». In sostanza, “indipendentemente dal numero di tracciati”, la diagnosi di “infarto acuto del parenchima placentare” risultò compatibile. Il feto sarebbe morto per mancanza di sangue, interrotto proprio da quell’infarto. Non esisterebbe dunque nesso di casualità tra la morte della piccola e l’operato dei medici. Ma dopo due archiviazioni, di fatto respinte, il gup ha deciso per il processo, fissando l’inizio del dibattimento per il prossimo 24 settembre, dinanzi al giudice monocratico De Nicola.

Fonte Il Mattino 

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