Anton, senzatetto bulgaro, trova una casa famiglia

Redazione
Da Redazione giugno 8, 2018 12:08

Anton, senzatetto bulgaro, trova una casa famiglia

“Ci siamo immediatamente attivati per trovare una sistemazione”. Così l’assessore alle politiche sociali del Comune di Sarno, Vincenzo Salerno, intervenuto sulla vicenda di Anton, il senzatetto bulgaro che viveva in una aiuola spartitraffico all’uscita dell’autostrada. Attivati i sevizi sociali di Sarno per aiutare il 39enne. Proposte diverse soluzione che, però, l’uomo non ha accettato. Il comune di Sarno era pronto anche a farsi carico del biglietto aereo e dei costi dei vari spostamenti per aiutare Anton Semergiev a fare ritorno nel suo paese, nella casa di origine dove vive ancora la sua mamma. L’uomo, però, ha rifiutato anche questa soluzione. Su sua stessa indicazione, è stato trasferito in una casa famiglia di Acerra, lo stesso centro in cui era prima di finire per strada.

IL FATTO

Senzatetto vive da mesi nell’aiuola spartitraffico di via Sarno Striano, a soccorrerlo medici ed infermieri del 118. Anton Semergiev, 39 anni, di origini bulgare, è da almeno quattro mesi che ha fatto dell’aiuola all’uscita dell’autostrada A30 di Sarno la sua dimora. Vive in precarie condizioni igienico sanitarie, proteggendosi dal sole e dalla pioggia all’ombra di un grosso pino. Nella mattinata di ieri una telefonata ha allertato il 118 di Sarno. Sul posto l’ambulanza de La Sarnese  Pubblica Assistenza. Sono stati il medico Alberto Annunziata, l’infermiera Serena Liguori e l’autista Aniello Ateniese a farsi carico della criticità e ad aiutare il  39enne. Dopo aver accertato il buono stato di salute dell’uomo, con l’ambulanza si è ha provveduto ad accompagnarlo all’ufficio dei servizi sociali del Comune per avere una sistemazione decorosa. E’ stato l’uomo a raccontare la sua storia fatta di sacrifici e difficoltà, ed a chiedere aiuto per essere sostenuto e trasferito in una casa famiglia. “Lavoravo a Pompei – ha spiegato in un italiano a singhiozzo – poi il mio datore di lavoro è morto e l’azienda ha chiuso. Non so dove andare, dove dormire”. Anton non ha una famiglia, e come lui tanti extracomunitari che vivono sul territorio in condizioni precarie e di grave degrado. Decine di giovani, nelle periferie di Foce e Lavorate, abitano in catapecchie di lamiera abbandonate. Una sopravvivenza davvero al limite

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Da Redazione giugno 8, 2018 12:08

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