Andrea, la passione per la montagna e quel lavoro saltuario

Redazione
Da Redazione febbraio 23, 2015 15:09

“Lo ha tradito la montagna”. E’ una nenia che si ripete dall’obitorio fino ai social. E’ lì che è morto Andrea, sui costoni  del monte. La caccia non era una passione, ma la possibilità per sopperire alla mancanza di lavoro e ricavare qualcosa per vivere. Un colpo sordo, secco, soffocato dalla pioggia battente. Un unico colpo, un pallettone del fucile calibro 12. E’ quel tipo di pallottola che quando parte è per uccidere e non lasciare scampo. Si comporta così quando si prende bene la mira e così anche quando parte per errore. Per una fatalità. Quando la canna sputa fuori quel colpo mortale senza chiedere il permesso. Quando dal foro schizza via il piombo rovente senza ricevere volutamente l’impulso. E’ così che è morto Andrea. Per del piombo che si è scaricato da sé. In una notte in cui gli arbusti non riuscivano a definire i sentieri, il confine tra percorsi battuti e dirupi; in cui la pioggia aveva reso tutto più difficile. Complicata l’avanzata del gruppo di cacciatori prima, intricata la salita e la ricerca dei soccorritori dopo.  Pare che il fucile sia caduto, che lo zio sia inciampato. Amedeo, 59 anni,  ed Andrea, 31 anni. Un colpo rimbombato nelle vallate tra il Monte Saro ed il Saretto. Lungo quelle lingue di montagna insicure, di terreno malfermo, di sterpaglie ed animali. Il pallettone ha trafitto Andrea, gli ha spezzato le ossa, ha trapassato la femorale. Lì, dove il sangue sgorga senza misura. Inarrestabile. Come la corsa di Amedeo. Prima la telefonata per chiedere aiuto, poi il percorso in affanno, disperato, per aiutare i soccorritori a salire la china, ad individuare il sentiero giusto per arrivare da Andrea. Lì dove si arriva solo a piedi. Il 118 ha dovuto lasciare l’ambulanza. Medici e paramedici hanno caricato tutto sulle spalle. Nulla da fare. Quando sono arrivati sul posto Andrea già non respirava più. Morto dissanguato. Per quel destino che con la famiglia Donnarumma da anni gioca alla rullette russa. Dove  la caccia, le pallottole e le giovani vite si incrociano continuamente. Dove la vita e la morte si fronteggiano tra le montagne a colpi di fucile. Andrea è la terza vittima in famiglia. Il numero tre di uno strano giro della morte. Già due cugini sono rimasti uccisi a distanza di pochi anni l’uno dall’altro, nelle stesse identiche circostanze. Colpiti mortalmente per sbaglio. Pallottole che partono da sole, si infilano ed esplodono dentro. E si piangono giovani vite. Come adesso. Un andirivieni straziante all’obitorio del Martiri del Villa Malta. La cugina, Carmela Santonicola, ha parole trascinate dal dolore. “Per mio zio Andrea era come un figlio, questa tragedia mette di nuovo la nostra famiglia a dura prova. Un ragazzo bello, divertente e rispettoso verso tutti. La dimostrazione dell’affetto che trasmetteva è in questo obitorio in cui le persone si affollano per salutarlo un’ultima volta”. Andrea aveva lavorato per la vigilanza San Michele, poi era stato guardia giurata per la società Alesio.  Un lavoro a singhiozzo, che nonostante i sacrifici non riusciva ad essere stabile. Lo ricorda anche un suo insegnante. “Si era diplomato in chimica, – spiega Alfonso Franco – l’ho incontrato durante le festività natalizie. Mi ha raccontato che dopo vari lavori, a tempo determinato, gli era rimasta solo la caccia al cinghiale dalla quale riusciva a ricavare qualcosa. Questo è quello che lo Stato riesce a garantire ai giovani: un lavoro senza speranze. Sono commosso, ricorderò quel suo sguardo mentre mi raccontava questo”. Anche il cugino, Antonio, ricorda quella difficoltà lavorativa che lo stava mettendo a dura prova. “Un grande lavoratore, aveva fatto di tutto per garantirsi una stabilità ed una minima sicurezza economica. Purtroppo, si trattava sempre di lavori saltuari, ma aveva tanta voglia di fare”. E’ sotto choc lo zio e non si sa se riuscirà a partecipare ai funerali di oggi. L’ultimo saluto ad Andrea è per le ore 10 di questa mattina, nella concattedrale San Michele Arcangelo in Episcopio.  

Rossella Liguori

 

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