Prima il blitz antifannulloni, poi la chiusura. De Luca dice basta ad Arcadis

Redazione
Da Redazione marzo 14, 2016 10:59

Prima il blitz antifannulloni, poi la chiusura. De Luca dice basta ad Arcadis

A metà dicembre il blitz del governatore, ora la scure sull’Arcadis, la partecipata regionale di difesa del suolo. O meglio dire ex società perché «al fine di evitare duplicazioni di funzioni amministrative e garantirne lo svolgimento secondo criteri di efficienza, efficacia, economicità, e con l’obiettivo di conseguire il contenimento della spesa pubblica, l’ente è soppresso», recita l’articolo 21 del collegato alla Finanziaria regionale ora al vaglio della giunta dopo l’ok in commissione Bilancio. Ed entro 30 giorni, sempre a leggere il testo, si procede alla ricognizione strumentale e finanziaria dell’ente nonché «del personale assunto a tempo indeterminato con concorso ad evidenza pubblica» per disporre l’assegnazione presso gli uffici dei palazzo Santa Lucia. Cessano, invece, ad horas incarichi di direzione, dirigenza di collaborazione o di lavoro autonomo. A casa, casa. Tutti a casa. Figuriamoci. A metà dicembre De Luca iniziò proprio con l’Arcadis il suo tour negli enti partecipati dalla Regione. E successe il finimondo. Difficile pure trovare la nuova sede di Sarno. «Addirittura complicato raggiungere gli uffici essendo privi di segnaletica. Unica indicazione sulla porta d’ingresso  riferiva la nota dell’ufficio stampa all’indomani del blitz  cartelli e volantini diffamatori che campeggiavano nell’indifferenza generale mentre all’interno si riscontrava un clima di totale rilassatezza». Cartelli contro il governatore, per intenderci. E lui, De Luca, fece capire subito che non tirava aria buona per quegli uffici: «Stiamo verificando tutte le posizioni retributive dei dipendenti di Arcadis. Stiamo accertando l’entità delle indennità aggiuntive, che in alcuni casi sarebbero pari a un intero stipendio che si aggiunge a quello già percepito. Renderemo pubbliche tutte le posizioni retributive perché ognuno possa esercitare un controllo democratico. Lavoratori sì, parassiti no», disse in una successiva conferenza stampa. E i primi numeri della società non erano floridi: a cominciare da alcuni stipendi. Ovvero, i primi accertamenti segnalarono come 26 dei 69 dipendenti godevano di un salario accessorio lordo tra i 10mila e 20mila euro. Senza contare i consulenti: solo di avvocati almeno una trentina di conferimenti ad altrettanti professionisti ogni anno. Attualmente diretta da Pasquale Marrazzo, ingegnere, ex sindaco di Sant’Egidio del Monte Albino e più volte consigliere regionale di centrodestra, l’Arcadis nasce alla fine del 2004 e vi passano tutte le competenze che furono del commissario straordinario per il dissesto idrogeologico. Tra i suoi compiti il supporto tecnico per l’emergenza di Atrani, dove l’alluvione risale al settembre del 2010, e per l’eterno cantiere del progetto Sarno anche se sin dall’inizio era chiaro come la maggior parte delle funzioni erano chiaramente una copia di competenze dell’assessorato regionale dell’Ambiente. Per anni annoverato, da destra e poi da sinistra quando erano all’opposizione, tra gli enti inutili delle Regione, l’Arcadis si ritrova con un commissarimento lungo ben quattro anni. Sino al luglio del 2014 quando maggioranza e opposizione in consiglio regionale invece di razionalizzare l’ente danno l’ok a una proposta di legge per ridefinire i compiti e le attività tecnico-operative dell’agenzia. Ovvero la progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione delle opere di tutela e difesa del suolo di competenza regionale, bonifiche e tutela delle acque conformandosi agli indirizzi programmatici ed alle direttive della Regione. Che poi sono gli stessi compiti per cui fu creata ma senza che desse mai gran risultati. «Ora la parola passa alla giunta ma tutta l’operazione di razionalizzazione è fatta nell’ottica più generale di razionalizzare le spese», commenta Franco Picarone, presidente della commissione Bilancio. Sino al blitz di metà dicembre quando fu complicatissimo arrivare alla nuova sede (prima era a Capodimonte) di Sarno. Cartine e app satelitari a stento riuscirono a portare De Luca e i suoi uomini negli uffici. Poi lì la scoperta che erano tappezzati da una serie di manifesti contro di lui perché alcuni contratti a termine stentavano ad essere rinnovati. Ora il taglio decisivo non solo a quei contratti, ma a tutta la struttura. Adolfo Pappalardo

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